Conservare e innovare

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È molto frequente che all’interno di un dipartimento marketing di un’azienda si dimentichi la propria prima intrinseca natura: quella di consumatore, e si rischi in questo modo di adottare approcci standardizzati che appiattiscono l’offerta.

Al giorno d’oggi appare sempre più chiaro che il consumatore non sia più soltanto un target a cui puntare con mezzi di pianificazione sempre più precisi e verticali, non più solo una “buying persona” standardizzata all’interno di un paradigma in cui inseriti prodotti e servizi.

Il primo chiaro e stimolante input ricevuto dal professor Bruni è quello di andare nella direzione della “proposta”. Un incentivo a chi – all’interno della gestione di una strategia d’impresa – spesso si limita a cercare di assecondare il need del consumatore.

Una marca vincente, invece, all’interno di un ecosistema che moltiplica le possibilità e le opportunità, oltre che le distrazioni, è quella che parte da sé stessa, dal valore che fa percepire di sé, dal bisogno che riesce a creare, dalla propria Unique Selling Proposition commerciale, strategicamente mixata con una solida Value Proposition.

La comunicazione dunque si ritrova nel ruolo chiave di assecondare questa impresa strategica, se non addirittura di farsi carico di diventare il primo driver di una crescita innovativa, non rimanendo unicamente orientata al profitto, ma alla crescita di Reputation, e Awareness, in una parola: di “valore”.

Quest’ultimo ha la capacità di lavorare sulla crescita di un brand. Può portare quindi al successo aziendale, se si adotta quella “concezione circolare di finalismo aziendale” suggerita dallo stesso Prof. Bruni nel suo testo “La crescita nelle aziende di marca” (2009). Qui viene esplicitato infatti che “l’impresa deve conseguire contemporaneamente soddisfacenti risultati economici, competitivi e sociali, e ottenere una
crescita dimensionale profittevole”.

In questo modo la strategia aziendale diventa quella modalità per costruire un successo che duri nel tempo (e di questo il consumatore è ben consapevole; si veda il proliferare di brand – soprattutto nel mondo del food, e in particolare del caffè – che inseriscono nel proprio logo la data di fondazione, dando un valore fondamentale alla variabile del tempo), generando valore economico, adattandosi in modo equilibrato
all’environment in cui si colloca (si prenda come riferimento il mercato della moda e del lusso, che nonostante la condizione socio-economica globale, è riuscito a chiudere con un incremento dell’8% alla fine del 2018, come espresso durante il XXIII Summit Pambianco-Deutsche Bank, strutturando il passaggio del “Made in Italy” dalla manifattura agli store digitali online).

Per chi è curioso:
https://books.google.it/books/about/La_crescita_nelle_aziende_di_marca.html?id=viOTCwAAQBAJ&redir_
esc=y
https://www.pambianconews.com/2018/10/29/tra-manifattura-e-store-del-futuro-al-summit-pambianco-
db-246771/
https://hbr.org/2018/01/is-anyone-in-your-company-paying-attention-to-strategic-alignment
https://hbr.org/2015/07/communicating-a-corporate-vision-to-your-team

About Author: Giorgia Salvatico

Class 1993. LSE and UNITO University Alumna. Currently working at Lavazza on the powerful media, focusing on strategies and planning. My motto: "I am a great believer in luck, and I find the harder I work, the more I have of it". T.J. View all posts by

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