E tu sai prevedere il futuro?

 In Category one

Ci sono certi momenti che ti fanno vivere deja-vu interessanti. Venerdì mattina è stato proprio uno di quei momenti.

Mi sono ricordata di quando, in università, si parlava di cosa avremmo fatto una volta usciti da lì. Un collega disse che avrebbe voluto lavorare in una di quelle aziende che prevedevano il futuro. Cercando di scacciare dalla mia testa l’immagine di lui vestito come Cloris Brosca che esclama “la luna nera!” (ma che ne sanno i 2000!), mi sono chiesta in che modo si potesse realmente immaginare cosa accadrà nel mondo fra 1, 5 o 10 anni.

Nell’intensa mattinata con il prof. Morace, ho scoperto che esiste un approccio scientifico e strutturato per prevedere i paradigmi del futuro. E ho anche finalmente trovato un’applicazione tanto pratica quanto utile alla mia amata sociologia.

Il Future Concept Lab prevede il futuro dal 1989 e lo fa attraverso una rete di sociologi sparsi in tutto il mondo. Cioè, una rete che opera da ben prima della diffusione di internet e interagiva anche prima di e-mail e whatsapp. Richiedeva certo un po’ più di tempo!

La lezione inizia proprio parlando di questo cambiamento epocale che ha coinvolto il mondo moderno negli ultimi 20 anni e di come questo stravolgimento abbia avuto un impatto sociale disruptive.

Da un lato “la relazione con l’economia, con il denaro, con i servizi e i prodotti, con l’intero sistema dei consumi e del sistema finanziario ha raggiunto nella popolazione italiana il livello più basso di fiducia mai registrato nella storia del nostro Paese”, dall’altro “si chiarisce l’evoluzione dei valori e dei paradigmi sociali verso esperienze che non si possono comprare: l’amicizia, la serenità, la convivialità ma anche la serietà, la reputazione, l’affidabilità nel tempo.”

Cioè l’attitudine sempre più forte che tutti stiamo avendo a spostarci dai prodotti concreti alle esperienze immateriali.

Foto 2 credits: picjumbo

Questa rivoluzione mette tutte le aziende davanti a una sfida che non è quella di cambiare, migliorare o vendere di più. La sfida è molto più grande: riguarda la sopravvivenza. E mentre il professore parla, mi torna in mente quello che dico sempre ai negozi con cui mi interfaccio: se non cambi – e anche velocemente – tutto o quasi del tuo negozio, chiuderai a breve. E per breve intendo 1 anno!

Se proviamo a guardarci indietro vediamo questa spinta d’accelerazione che ha trasformato tutto: il modo di reperire informazioni, il modo di muoversi e viaggiare, il modo di interagire gli uni con gli altri.

Come possiamo pensare che questo non influisca sulle aziende?

E infatti le basi del nuovo modello di business si fonderanno sull’alta intensità dell’esperienza e della conoscenza e sull’unicità dei contenuti e dello stile.

 

Guardando a degli esempi virtuosi, viene citato Brunello Cucinelli come brillante crasi tra il saper fare e il saper pensare, attitudine tutta italiana.

Che poi è anche un po’ quel colpo d’occhio, quell’intuizione che porta ad analizzare in maniera quasi immediata e sintetizzare in soluzioni in brevissimo tempo. A tal riguardo mi sono appuntata il nome di un testo interessante citato dal prof. Morace: Blink. The Power of Thinking Without Thinking di Malcolm Gladwell. Se vuoi approfondire, qui trovi la recensione del New York Times .

Viene così introdotto il concetto di velocità, che negli ultimi anni è diventato fondamentale e che, a quanto pare, acquisirà maggiore importanza nel prossimo futuro. La velocità non riguarda solo il fare le cose rapidamente, ma riguarda quello che in mitologia classica si chiama Kairos, cioè il tempo dell’opportunità. Quella capacità di saper cogliere l’istante che in italiano potremmo definire come tempismo.

Foto 3 credits: picjumbo

Il rapporto tra velocità e qualità, che per antonomasia è sempre stato inversamente proporzionale sta già subendo una modifica che col tempo verrà sempre più accentuata. Amazon è forse l’esempio più eclatante di questa inversione di rotta: grazie a Prime ci siamo abituati ad ordinare adesso e ricevere entro sera. Se va male, entro domani. E con un servizio costumer-obsessed che ha riscritto le linee guida del customer care.

Incredibilmente stiamo sperimentando qualità e velocità allo stesso tempo.

Ed ecco che appare un altro concetto di fondamentale importanza per le nuove generazioni: io al centro. Con le parole di Morace “il protagonista sono io, il prodotto sono io, il media sono io. Le giovani generazioni ragionano così”.

Una centralità dell’io come persona che non esclude le relazioni umane, anzi le accelera e amplifica grazie a tutti gli strumenti oggi resi disponibili dalla tecnologia, primi fra tutti smartphone e social network.

Foto 4 credits: pixabay

La sharing economy è una delle tante forme che prende vita in questa eterna connessione tra le persone. In uno scenario creativo e dinamico come quello descritto, i consumatori fanno in fretta a trasformarsi in consum-autori.

E qui entra in gioco un altro degli aspetti fondamentali che caratterizzano il presente e il prossimo futuro: la fiducia nelle relazioni umane. Mai come oggi è importante e vitale stabilire rapporti basati sull’onestà e sul credere agli altri. I meccanismi di feedback nascono proprio con l’intento di rassicurare il cliente che si trovi ad avere a che fare con un fornitore sconosciuto, sia esso un ristorante, un hotel o un produttore di lavatrici. La ricerca della verità, però, si spinge ben oltre: i registri comunicativi della pubblicità classica non hanno sempre meno efficacia. I mondi favolosi proposti negli spot TV smettono di essere attrattivi e vengono letti con distacco dai nuovi consumatori, che prediligono il passaparola piuttosto che l’autoreferenzialità dei grandi brand.

Foto 5 credits: pixabay

Nel 2020 le pubblicità, come le conosciamo oggi, saranno “crisalidi vuote”. SBAM. Momento di silenzio…siamo pur sempre nel cuore pulsante della pubblicità italiana, il gotha della comunicazione d’impresa, la sede di UPA.

Lungo un percorso fatto di digressioni, dall’AI al nuovo GDPR, arriviamo a definire quelli che sono i 4 paradigmi del futuro secondo il Future Concept Lab :

TRUST and SHARE:

condivisione, interazione e fiducia. Questo si aspettano i nuovi consumatori quando decidono di rivolgersi a un brand.

CRUCIAL and SUSTAINABLE:

prima ancora di acquistare un brand si decide di aderire ai suoi valori. La sostenibilità, ambientale e sociale, non è più prerogativa delle nicchie ma diventa un valore diffuso e importante per tutti.

QUICK and DEEP:

presto e bene, finalmente conviene. L’eccellenza non è lenta e la tempestività è vitale. Le esigenze saranno soddisfatte in maniera precisa e diretta, incisiva e soprattutto rapida.

UNIQUE and UNIVERSAL:

esaltare l’unicità di ciascuno, spingere la customizzazione al limite e poi andare verso il mondo. Nel futuro si uscirà definitivamente dall’antinomia tra locale e globale per vivere il qui e ora, consapevoli di poterlo condividere per sempre e con il mondo.

Recent Posts

Leave a Comment