La rivincita delle macchine: sfide e opportunità dell’Intelligenza Artificiale

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Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”

BERTRAND RUSSELL

Nel maggio 1997 accadono alcuni fatti che impattano sulla società e sulle coscienze in tutto il mondo. I laburisti vincono le elezioni in Gran Bretagna iniziando l’era della Terza Via blairiana. Nel Sudest asiatico inizia una crisi finanziaria che sconvolge Thailandia, Corea Del Sud e Indonesia ma che avrà impatti sull’economia globale intaccando lo smalto delle Tigri asiatiche, economie emergenti ma vigorose e con alti tassi di crescita. Deep Blue, un supercomputer costruito e addestrato da IBM, batte il campione del mondo in carica di scacchi, l’azero Garry Kasparov.

Dei tre, tuttavia, è l’ultimo caso ad aver tracciato un solco talmente profondo da aver condizionato il progresso umano – culturale e tecnologico – degli ultimi vent’anni, come reso evidente dalla lezione del Prof. Giuseppe Nicosia, Visiting Professor all’Università di Cambridge.

La superiorità umana cade, come in un libro distopico in cui le macchine prendono la loro rivincita rendendo schiavi gli uomini, poveri involucri di carne fallibili e irrazionali. L’attività che contraddistingue nell’immaginario collettivo geni e serial killer diventa teatro di un confronto tra neuroni e byte, tra macchina ed essere umano, e l’umanità soccombe.

Se lo choc è stato antropologico e culturale, il solco tracciato tuttavia diventa terreno fertile per una quantità di applicazioni pratiche che, fino a quel momento, erano riservate alla fantascienza nella cultura popolare e a matematici e informatici nell’accademia, dove pure Turing e Von Neumann avevano prospettato già dal dopoguerra scenari impensabili e intellettualmente avvincenti scontratisi poi con una realtà tecnologica ancora acerba e limitata.

Rispetto ai suoi epigoni, Deep Blue è forza bruta di calcolo applicata a un set di regole e istruzioni rigide: la novità è consistita nell’aver costruito per la prima volta una macchina in grado di forzare le capacità creative umane, ma siamo ben lontani dalle meraviglie che invece arriveranno in seguito.

Deep learning: le macchine imparano a riconoscere una rappresentazione della realtà

Quel che caratterizza gli esseri viventi, dai meno ai più evoluti, è un sistema nervoso che processi le informazioni esterne e interne – caldo/freddo, fame, istinto riproduttivo, socializzazione – e crei una serie di comportamenti funzionali alla sopravvivenza e alla riproduzione dell’essere vivente stesso.

Il concetto di rete neuronale, cioè di un insieme di unità di processione delle informazioni unite da collegamenti che trasportano l’informazione, viene dunque preso in prestito dalla biologia all’intelligenza artificiale. Come un cervello di silicio e rame, l’Intelligenza Artificiale diventa una rete in cui l’informazione scorre da un’unità all’altra e nella quale input e output si generano in un circolo continuo. La struttura cambia, si modella in base all’informazione e non in base alla programmazione, rendendo così finalmente fattibile l’apprendimento di situazioni originali, non previste dal programmatore deus ex machina.

Le applicazioni diventano innumerevoli: dal face recognition allo speech recognition, con cui ad esempio interagiamo con gli assistenti vocali. Dalla guida autonoma alle ricerche web, dalla domotica fino alla robotica.

Un insieme di nuovi incredibili e utili scenari di interazione uomo-macchina che riescono a coinvolgere non più esclusivamente programmatori e informatici ma bambini, anziani, persone senza competenze specifiche.

Un esempio pratico? Se può a prima vista sembrare banale, il classico robot che pulisce il pavimento racchiude in sé una complessità di gran lunga maggiore di quella che portò l’uomo sulla Luna. Sensori, mappe del territorio, analisi del contesto, ragionamento su energia disponibile e sforzo. Sembrano concetti facili, e in astratto lo sono anche, ma racchiuderli in una ciambella di plastica rotante con le spazzole non è una sfida minore di calcolare le traiettorie di volo per uscire dall’atmosfera terrestre.

La rivincita dell’uomo: dal linguaggio macchina al ritorno al linguaggio naturale

La prospettiva più avvincente dello sviluppo dell’IA, oggi, è infine un ritorno al linguaggio naturale in luogo degli astrusi linguaggi artificiali di programmazione che, se da un lato hanno una semantica e una grammatica rigorosa e razionale, dall’altro soffrono per l’appunto la mancanza di naturalità, allontanando chi per inclinazione o capacità non è in grado di imparare un linguaggio di programmazione.

Così come le interfacce grafiche nei computer hanno portato i PC a essere usabili da chiunque – beh, quasi – anche senza bisogno di conoscerne le regole interne, allo stesso modo la capacità di creare reti neurali sempre più sofisticate, addestrate e complesse porterà a una naturale interazione tra uomo e macchina attraverso il linguaggio naturale, un dialogo continuo tra essere umano ed essere artificiale che, probabilmente, riuscirà con le sue funzioni predittive e l’apprendimento continuo e omnidirezionale ad anticipare perfino le esigenze della controparte organica.

Possibilmente senza cercare di ucciderci come HAL9000 in Odissea nello Spazio.

 

About Author: Livio Noto

Laureato all'Università di Siena nel 2002 in Scienze della Comunicazione Istituzionale e d'Impresa con una tesi sul pregiudizio, dopo un corso di formazione professionale a Roma in Comunicazione eBusiness ho iniziato a lavorare come web-editor per Retecamere - società di Unioncamere - occupandomi prima della stesura di testi per il portale turistico della Regione Puglia e poi di altri progetti di comunicazione istituzionale. In seguito ho continuato a occuparmi di web writing sui temi della formazione, del lavoro e della previdenza. Da oltre dieci anni lavoro come copywriter freelance, espandendo continuamente gli ambiti e i settori di attività e continuando ad affinare le mie competenze di scrittura. Ho scritto di cucina, rubinetteria, lifestyle, arredamento e curiosità.  Amo i libri gialli scandinavi, i film di fantascienza anni '50, la commedia brillante all'americana, la musica folk irlandese il rock - soprattutto hard rock e rock psichedelico - e la musica classica. Ritengo che la scrittura sia indiscutibilmente l'invenzione più rivoluzionaria della storia umana dopo la cassata siciliana. View all posts by

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