L'interesse per la visualizzazione dei dati è in evidente crescita, e nonostante il "rumore" prodotto da una ipertrofia del fenomeno e qualche sintomo di bolla sono molte le ragioni che inducono a vedere la tendenza di lungo periodo al di là del picco momentaneo. Il potenziale della visualizzazione come linguaggio per la rappresentazione dei dati è scritto nella natura del nostro sistema percettivo e cognitivo: la vista è il nostro senso a banda larga, e il nostro cervello è una macchina cerca-pattern - come diceva Jay Gould - così come il nostro pensiero è un pensiero visuale - per usare le parole di Arnheim. Se però è in qualche modo naturale l'utilizzo della visualizzazione per facilitare l'accesso e l'uso di insiemi di dati sempre più complessi, non è scontata la sua applicazione efficace. Aumentando la complessità dei dati disponibili e l'eterogeneità dei pubblici coinvolti nei processi di comprensione e decisione emerge la necessità di superare la divisione 'storica' in questo ambito tra approccio scientifico-analitico da una parte e narrativo-comunicativo dall'altro per proporre soluzioni ibride che sappiano condurre gli interlocutori in una esperienza del dato più articolata. Analisi e narrazione devono mescolarsi in modo appropriato in risposta ad una consapevolezza necessaria del contesto, dell'utente e dell'obiettivo della visualizzazione che si intende produrre.