Una delle potenziali fonti di ricchezza del turismo straniero in Italia è sempre più rappresentato dai visitatori Asiatici, Cinesi in particolare. La quantità di persone di buon livello socioculturale, curiose ed attratte in modo crescente dal nostro Paese, raggiunge dimensioni di grandissima rilevanza, le più ampie in assoluto a livello mondiale; peraltro crescente negli anni. Per un certo tipo di turismo – quello attratto dall’arte e dal lusso – potrà – o potrebbe - rappresentare sempre di più una risorsa strategica per l’Italia. Tuttavia la capacità che l’Italia ha di accoglierli è modesta. La capacità di farli sentire al centro dell’attenzione, di ammorbidire il salto culturale, di mantenere la diversità che incuriosisce, ma di eliminare quella che dà disagio, è ancora lasciata alla casualità. Un disagio importante, ad esempio, è nella comunicazione. Il più delle volte viene utilizzata la lingua straniera più diffusa, l’inglese (anche nelle comunicazioni scritte), non curandosi del fatto che è di fatto una lingua molto poco praticata dai Cinesi. E quando dovessero essere utilizzati gli ideogrammi Cinesi (ad esempio traducendo la fonetica dei Grandi Marchi), spesso se ne fa un uso “meccanico”, non preoccupandosi del fatto che sfumature fonetiche possono portare a capovolgimenti dei significati. Questo significa negare il “Benessere relazionale”, con prezzi consequenziali potenzialmente molto pesanti.