L’italian Factor da Leonardo da Vinci ad oggi

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Andare oltre il made in Italy e cercare di individuare, attraverso un’analisi storica e sociologica, quale sia il fattore vero che domina la società e l’economia dell’Italia, per dimostrare che il Paese, trovando consapevolezza di tale fattore, avrebbe oggi carte vincenti da giocare per il proprio rilancio.

Se l’X factor degli show televisivi rappresenta il talento, ovvero quel quid che sostiene il vincitore, per il destino dell’Italia la X non è un’incognita, ma il condensato stesso delle sue potenzialità: un mix di intelligenza, creatività, gusto, capacità tecniche e artigiane che, sul genius loci, possiamo chiamare Italian factor.

Oggi, a dispetto di quanto si dice e si legge sul sistema Paese, esiste la possibilità concreta che l’Italia e gli italiani giochino un ruolo rilevante in uno scenario globale di cambiamento. Alcuni elementi che da secoli limitano e plasmano il nostro carattere, possono essere riletti come leve attraverso cui trasformare l’italianità, passando dall’«Italian way» (il modo tutto italiano di fare le cose e quindi anche di produrre) a quell’«Italian factor» capace di trasformare una vocazione psicologica e un’attitudine culturale in fattore di moltiplicazione per il valore delle nostre attività e delle nostre imprese. 

La dimensione umana è una delle variabili dell’italian factor, che di per sé è molto ricco di scambio simbolico, cioè di tanti valori immateriali difficilmente riconducibili a valori economici, l’italian factor è cioè ricco di fattori umani.

Il primo aspetto che caratterizza l’italian factor è il tempo.

Nel rapporto con il tempo il popolo italiano viene vissuto esternamente come un popolo “perditempo”, come una cultura non particolarmente efficiente, semplicemente perché non segue le norme che, dal punto di vista temporale, vengono date in altre culture molto più strutturate.

Ma secondo Francesco Morace, sociologo, scrittore e presidente Future Concept Lab , questo essere continuamente spiazzati e spiazzanti dal punto di vista del tempo, ci porta a essere molto bravi nella tempestività, cioè nella gestione di un tempo che non è il tempo cronologico ma un tempo dell’occasione, dell’opportunità (concezione di tempo greca “kairos”).

Reagiamo velocemente a un cambiamento di contesto e lo facciamo cercando di ottenere maggior vantaggio possibile.

Questa peculiarità del popolo italiano, cioè dell’essere molto reattivi al cambiamento, nasce dal fatto che l’Italia è il territorio al mondo che ha subito più invasioni. Questo porta ad avere la necessità di adeguarsi al dominatore, ma al contempo, di trovare resistenze non esplicite, per poi essere pronti ad un cambio di dominatore.

Le cause di questo nostro essere si possono ritrovare nel fatto di

  • non essere stati mai un Paese centralizzato con un unico potere,
  • di avere avuto tanti territori dominati da tante diverse culture
  • di avere avuto il papato, che ha nettamente influenzato la storia e la cultura italiana,
  • di essere il territorio con la maggiore densità di cambiamento di dominazioni nel mondo.

Questo nostro modo di essere può entrare in sintonia con alcuni grandi paradigmi del momento, per esempio “quick and deep”: veloci nella reazione e nello stesso tempo non superficiali.

Possediamo inoltre un’eccellenza, che ci viene riconosciuta in tutto il mondo, che è quella estetica. Essendo un popolo estetico, che lavora sul proprio sentire, questo ci porta a essere un popolo molto sensibile e che sa leggere i segnali esterni di cambiamento.

Nei prossimi 20 anni questa nostra preziosa capacità di essere tempestivi potrà essere una grossa potenzialità nello scenario globale che cambia ogni giorno.

Il punto debole dell’Italia è quello di non essere un popolo strategico e questo significa non essere padroni del nostro destino a lungo termine. Nonostante ciò il popolo italiano è veramente in grado di vivere la seconda globalizzazione, che si riassume nel pensare locale accettando la sfida di diventare globali. E’ anche per questo che l’estetica italiana vince nel mondo, perché siamo riusciti a trasformare qualcosa di locale in qualcosa che è attrattivo per tutto il mondo.

Da un lato la tempestività, dall’altro la dimensione della seconda globalizzazione, il terzo fattore invece è il tailor made, cioè il confezionamento su misura. Continuiamo ad essere grandi produttori di macchine per produrre altro, cultura che ci deriva dal Rinascimento, periodo storico italiano caratterizzano dall’unione tra arte, cultura e dimensione scientifica.

L’italian factor è quindi quell’elemento potenziale che però molte volte l’Italia non è in grado di attivare, è la consapevolezza di quanto l’Italia sia unica nel mondo; nel mondo “c’è fame di Italia”, di saper fare italiano, ma c’è bisogno di imparare a comunicarlo e moltiplicarne il valore.

 

 

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