Marketing automation: una questione di etica.

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Immagina un mondo in cui l’essere umano non compirà più lavori pericolosi o ripetitivi. In cui i processi agricoli saranno automatizzati. In cui gli incidenti automobilistici saranno una rarità. In cui basterà fare una richiesta ad alta voce per avere la temperatura desiderata in casa o la lavatrice fatta.

Tutto questo non è un’ipotesi astratta e lontana decenni, ma un futuro già in atto.

Nel corso della lezione sulla marketing automation tenuta da Alessio Semoli, esperto di comunicazione digitale ed innovazione, si è parlato di questo e molto altro. Semoli è CEO di PranaVentures e professore presso lo IULM di Milano.

Per quanto mi riguarda, la formazione apporta valore quando, oltre ai contenuti, sprona al ragionamento e al confronto i partecipanti. Se poi, come è successo, ti fa scoprire anche qualche tool utilissimo diventa un investimento prezioso!

Esattamente questo è avvenuto durante la lezione di Venerdì 23 Marzo, il cui tema principale era la marketing automation. Un tema attorno al quale ne ruotano molti altri che sollevano, per loro natura, un dibattito incentrato sul piano etico, più che su quello comunicativo.

L’automazione nel digitale viene di solito associata all’intelligenza artificiale. Sebbene questa sia la più sofisticata e affascinante delle automazioni attualmente disponibili, non è certo la sola, né la più diffusa. Almeno per il momento.

Fare Marketing Automation significa automatizzare alcuni processi ripetitivi e incrementare l’efficacia di campagne pubblicitarie orientate alla performance ed il ROI.

Le automazioni partono quando si è in grado di individuare un trigger, cioè un’azione alla quale consegue sempre una determinata altra azione.

Un trigger può essere riassunto in: se A –> allora B. Per esempio: se un utente si iscrive alla mia newsletter (A) –> allora inviagli una mail che abbia questi contenuti (B).

L’automation può essere applicata a moltissimi aspetti del marketing digitale: durante la lezione vengono citate le automazioni di e-mail marketing, advertising, editoria, CRM. Fino ad arrivare alle automazioni più sofisticate di cui si parlava in apertura: l’intelligenza artificiale, che oggi viene applicata in settori come l’industria e l’agricoltura e i cui investimenti crescono in maniera esponenziale (in miliardi di dollari, parliamo di cifre intorno ai 6$ nel 2016, 15$ nel 2017 e si prevede arrivino a più di 50$ nel 2018).

Uno strumento che si può utilizzare per automatizzare dei processi è Zapier, un tool online che permette alla maggior parte delle piattaforme di dialogare tra loro. Insomma, una di quelle cose che può fare davvero la differenza nell’ottimizzazione dei tempi per chi fa marketing digitale.

Io la chiamo ottimizzazione dei tempi, perché penso al mio lavoro di libero professionista.

Se guardiamo in scala allargata, è evidente l’impatto sociale che i processi di automazione portano come conseguenza inevitabile: l’abbattimento del lavoro umano.

Per il momento riguarda i lavori più semplici, ripetitivi e che non richiedono particolari abilità di sintesi analitica.

Ma l’applicazione dell’ IA, cioè dei software in grado di apprendere dalla propria esperienza, è sempre più diffusa: non ci stupiamo di ricevere risposte da assistenti vocali o di dialogare con dei chatbot. Il vantaggio di questi software è che, una volta impartite le istruzione base, sono capaci di memorizzare gli errori e di non ripeterli, migliorando sempre più le loro performance.

Il fatto interessante è che il valore delle automazioni è al contempo costruttivo e distruttivo: risparmia all’uomo lavori pericolosi, noiosi o ripetitivi, ma allo stesso tempo richiede alla società di considerare il nuovo ruolo del lavoro all’interno delle vite dei cittadini.

Come riportato nel Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino, presentato il 21 di Marzo a Milano, il tema dell’Intelligenza Artificiale, come la comparsa e l’affermazione di ogni nuova tecnologia, ripropone la contrapposizione tra “apocalittici e integrati”. Gli apocalittici temono che l’Intelligenza Artificiale prenderà il sopravvento sulle persone […].Gli integrati sognano invece un mondo dove le macchine siano capaci di essere impiegate come potenti strumenti di calcolo per elaborare e interpretare nella maniera migliore grandi quantità di dati, sostituendo gli uomini nei compiti più gravosi e ripetitivi […].

Insomma, viviamo in un mondo in cui esistono uomini cyborg come Neil Harbisson e robot umanoidi con la cittadinanza riconosciuta.

Il futuro ci pone davanti questioni etiche di grande spessore a cui dobbiamo cercare di trovare risposte. E anche in fretta.

Per chiudere con le parole di un grande visionario della fantascienza, Isaac Asimov, l’aspetto più triste della vita in questo momento è che la scienza raccoglie conoscenza più velocemente di quanto la società raccolga saggezza.

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