Noi siamo (Big) Data

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(In) consapevolezza, dubbi e prospettive sui dati e sul nostro perpetuo mutamento

La domanda provocatoria, «Mi scusi, posso usarla?», è quella che i giganti dell’I-Tech &C., non ci hanno mai posto, o forse l’hanno fatto in modo non abbastanza chiaro: dal 25 maggio 2018, perlomeno in 28 paesi, la musica è (o dovrebbe essere) cambiata.
La data clou di questo ragionamento coincide con la promulgazione del GDPR o RGDP in italiano, acronimo di General Data Protection Regulation, che prevede, tra le principali caratteristiche, di restituire il controllo dei propri dati ai cittadini europei, a prescindere della sede legale dei titolari del trattamento dei dati.

Questo cosa vuol dire o cosa potrebbe voler dire? Libertà e possesso diventerebbero un ossimorico stesso significato, banalmente facce della stessa medaglia. Il possesso però non si tramuta di default in possibilità di utilizzo perché la mole di dati che oggi potremmo ricevere non sapremmo come leggerli. Però, la reale importanza legata ai nostri dati, fini commerciali a latere, è collegata a noi: i dati parlano di noi e sono noi. Ma andiamo con ordine.

Dove siamo oggi?

Nella lezione di Silvio Siliprandi, CEO di HODA, Holistic Data Activation, abbiamo navigato nella nostra vita attraverso gli elementi portanti che stanno cambiando, e hanno cambiato, il nostro modo di pensare e credere o semplicemente vivere. Paradossalmente, seguendo l’indirizzo quantitativo di valutazione e prendendo in considerazione ampi campioni, siamo più infelici ma viviamo meglio: pazzesco.

Siamo bombardati di informazioni, possiamo interfacciarci con molti più interlocutori (apparentemente), andare ovunque e sentirci più autonomi. Di pari passo, però, sono state esautorate, come in un flusso continuativo e automatico, forse a tratti anche involontario ma infrenabile, tutti quei cardini sociali ed istituzionali che hanno agito da fondamento da/per decenni.

Già nel 1986 Ulrich Beck, con l’opera Società del rischio. Verso una seconda modernità”, aveva preannunciato quanto si sta profilando. La sua, e ora nostra, società del rischio non è da intendersi come una società in cui i rischi sono all’ordine del giorno ma come una società in cui prevalgono difficoltà, incertezza e insicurezza: tutto torna.
La perdita di un frame o indirizzo comune e condiviso, unito a un’apparente unione globalizzata, crea il paradosso. Dati alla mano che avvalorano quanto detto, in Italia, dal 2000 ad oggi c’è stata una diminuzione del 25% dei votanti, del 20% di chi va a messa e un 30% in meno di legame alla marca.

Pilastri che nascono, pilastri che muoiono…

I giganti economici o le aziende leader dei mercati di determinati business non sono più, o meglio non solo, il fulcro attorno a cui ruotano i cambiamenti che stiamo vivendo. È cambiato ben altro, placet del digitale e democratizzazione del sapere permettendo. Sono mutate le nostre percezioni: fine delle barriere, fisiche e non, abbattimento di relazioni verticali od impositive, guerra al ribasso dei prezzi, amplificazione di ansie e paure, monopoli digitali incontrollabili, mancanza di contesti di riferimento e di fiducia.

Siliprandi, nella sua analisi, si è concentrato molto sul concetto di fiducia, ponendo 4 nuovi baricentri attorno a cui i brand, i nostri primi interlocutori, devono attenersi per sopravvivere: Trust, Futuro/Innovazione, Credibilità e Autorevolezza. Come detto, alcuni di questi pilastri, non sono più limpidi ma grigi e quindi è necessaria una mutevolezza flessibile e, soprattutto, elastica: l’offerta che abbiamo oggi è più ampia della nostra domanda e cambiare interlocutore è semplice. Il segreto, o presunto tale, è rivedere le modalità di utilizzo di mezzi potenti come l’empowerment e la disintermediazione del digitale e “ritrattare” il rapporto tra NOI e le aziende come fossimo interlocutori vicendevolmente vicini e non più distanti.

Noi, per tornare all’importanza del GDPR, abbiamo i dati perché per primi li produciamo e per primi li conosciamo, essendo la proiezione concreta del nostro pensare, agire o credere. Gli utilizzatori “abusivi” di noi stessi (e quindi dei dati) sono avvertiti: la trattiva è aperta.

 

About Author: Tommaso Accomanno

Un liceo classico e qualche poesia alla base. Poi una triennale in Scienze Umanistiche per la Comunicazione in "Statale" a Milano, ottenuta nel 2015, e nel frattempo collaborazioni fitte con periodici locali e regionali fino all'approdo al Corriere della sera, dorso di Bergamo per scrivere di nera, cultura e giudiziaria. Poi la partenza per La Sapienza, a Roma, per frequentare la magistrale in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo. In mezzo un anno e 4 mesi al PCPNE in Vaticano per la comunicazione del Giubileo della Misericordia e collaborazioni universitarie di varia natura. A gennaio 2017 la partenza per l'Erasmus a Madrid, a luglio la laurea a Roma e ad agosto un'altra partenza, per Amsterdam questa volta, grazie alla borsa Erasmus Traineeship, con rientro a ottobre. Poi quasi un anno da giornalista freelance puro a Bergamo, sempre al Corriere della sera, e la pubblicazione della tesi in libro "Social Crime" a giugno 2018. Qualche settimana dopo la chiamata dall'ufficio comunicazione di Eni, dove ho lavorato fino a marzo 2019. Da aprile lavoro a Rimini, come Communication Specialist nell'azienda Italian Exhibition Group che gestisce la fiera di Rimini e di Vicenza. In UPA cerco nuove competenze, nuovi stimoli ma soprattutto la visione aggiornata della comunicazione e del modo di lavorare in questo ambito in continua evoluzione e trasformazione. Panta rei. View all posts by

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