Public speaking? Questione di preparazione!

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Quante volte abbiamo assistito a una brutta presentazione? Con questa domanda è cominciata la lezione di Emanuele Mascherpa, psicologo con pluriennale esperienza nel campo delle Risorse Umane, che recentemente ha avviato una piattaforma[1] per migliorare la comunicazione di manager e professionisti attraverso appunto presentazioni e discorsi che siano più efficaci e coinvolgenti.

Per rispondere alla domanda iniziale, chi scrive deve ammettere che raramente ha trovato slide in accompagnamento a una spiegazione che fossero effettivamente utili ai fini della stessa. Più volte anzi, la spiegazione altro non è stata che la lettura delle slide stesse, con la conseguente distrazione di tutti gli ascoltatori perché “tanto è tutto scritto”.

Il segreto sta proprio qui: per una buona presentazione non occorrono diapositive di Power Point verbose e cacofoniche, ma al contrario basta ridurre all’essenziale i contenuti e preparare un buon discorso che spieghi quanto necessario alla comprensione.

Vediamo come.

Spesso accade che ci si lasci ingannare dall’idea che una buona presentazione debba fornire immediatamente numeri, dati, e immagini casuali che possano rendere il tutto più appetibile all’occhio, mentre sarebbe un report il mezzo più adeguato alla condivisione di dati; non si può rinunciare ai dati nella presentazione? Allora meglio affidarli a un’infografica.

È importante sacrificare l’accuratezza a favore della comprensibilità: il motto less is more deve sempre essere in mente per una buona presentazione.

Nel preparare una presentazione, occorre sempre avere ben in mente il messaggio che si vuol far arrivare al proprio pubblico. Di un discorso esageratamente lungo, gli ascoltatori possono cogliere delle parti, ma se queste non sono correttamente rivolte a loro, presto verranno dimenticate. È questo il motivo per cui una presentazione ben riuscita si focalizza sul massimo di 3 concetti, che si vuole il pubblico recepisca e conservi.

CONOSCERE IL PUBBLICO

Di primaria importanza quindi è conoscere il pubblico a cui ci si sta rivolgendo. Quando si espone ad un pubblico, possiamo dire che si sta sempre tentando di vendere: un prodotto, un servizio, oppure un’idea. L’errore più comune è la cosiddetta maledizione della conoscenza, ossia dare per scontate proprie conoscenze anche negli interlocutori, che in realtà ne sono all’oscuro.

SEMPLICITÀ

Ecco allora che si torna all’importanza della semplicità: La terminologia utilizzata, per esempio, dovrà essere comprensibile a tutti, anche nel caso di un pubblico eterogeneo di specialisti ed estranei.

La semplicità è l’ultima raffinatezza. Tanto più è semplice un discorso, tanto più tempo è occorso per rifinirne ogni dettaglio, in cui nessuna parola è superflua eppure arriva efficacemente al nocciolo della questione.

CREATIVITÀ

Una volta focalizzato il pubblico a cui ci rivolgiamo e i punti salienti di ciò che vogliamo dire, entra in gioco la creatività. È la scienza che ce lo dice: mentre l’emisfero sinistro del cervello è sede dell’analisi razionale e logica di numeri e informazioni, l’emisfero destro è preposto ad analizzare ciò che raccogliamo con i sensi, alla fantasia e alla creatività, ed è proprio questa parte che va stimolata negli ascoltatori per una presentazione ben riuscita.

Per farlo, un buon esercizio è essere creativi noi stessi, scrivendo tutto ciò che riguarda gli argomenti di cui vogliamo parlare e poi raccogliendoli in categorie, meglio se scritte su Post-it. Questi rappresenteranno ognuno una slide, e, una volta ordinati, daranno come risultato una presentazione a cui manca solo la trasposizione in digitale, con ciò che serve per rendere giustizia al vostro lato artistico.

L’uso dei Post-it è consigliabile per il fatto che sono facili da riposizionare (o anche eliminare, ricordate less is more?), in modo da avere una mappa mentale ben chiara di ciò che si andrà ad esporre.

È chiaro che una presentazione assemblata in questo modo è già “imparata”, perché siamo noi stessi ad averla definita in ogni aspetto, lasciando soltanto l’essenziale.

A questo punto, non resta che preparare il proprio discorso, in virtù del linguaggio non verbale che ci caratterizza…ma questa è una storia per la prossima lezione!

[1] www.speech.it

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