Social media marketing: a lezione con Leonardo Bellini

 In Test

L’assioma si traduce con una sola frase: “Tutti fanno i social media manager ma pochi lo sono realmente”.

Per tanti è inconcepibile pensare di affidare la comunicazione social della propria azienda ad un’agenzia o un professionista perchè credono che utilizzare una fanpage sia semplice, facile proprio esattamente come gestire il proprio profilo su Facebook. Ma non è così e basta una semplice occhiata alle pagine social gestite da professionisti e quelle gestite dai ‘cugini’ a capire anche il perchè.

Provate a sbirciare le campagne social di Ceres o di Fiat per avere un’idea ben chiara di cosa significa affidarsi a dei professionisti.

Il social media manager è infatti la figura lavorativa più dibattuta e controversa della Millennial Generation ed anche quella più innovativa in campo pubblicitario.

Un campo in continuo divenire, dove i cambiamenti sono costanti, settimanali quasi. Dove le regole cambiano in base agli obiettivi che vengono stabiliti, prima in casa Facebook e successivamente su tutti gli altri canali e social concorrenti. Caso SnapChat per esempio.

E quindi, cosa fa e come si deve approcciare chi fa questo lavoro o chi sogna di farlo?

Ce lo dice Leonardo Bellini di Social Media Lab durante la lezione di social media marketing. Numeri alla mano perchè anche qui parte tutto da analisi e pianificazione (le paroline magiche del marketing).

Nessun contenuto social può essere lasciato al caso ma tutto è il risultato di una pianificazione studiata in base agli obiettivi da raggiungere.

In fondo si tratta di marketing puro declinato su altri canali.

Ma da dove si parte? Come si costruisce una strategia di social media marketing? Come scegliere i canali? Cosa pubblicare? A che ora?

Sono queste le domande che vengono poste a tutti coloro i quali fanno questo lavoro e non è facile nemmeno individuare una risposta soddisfacente che vada bene per tutti i settori.

Ogni strategia deve essere pensata come un abito sartoriale. Si chiede cosa si vuole ottenere dalla campagna di comunicazione social al cliente, che obiettivi vuole raggiungere, il perché di questa scelta e poi si analizza quello che si vuole socializzare: prodotto, azienda, servizi.

Si parte quindi dal brief definendo gli obiettivi del piano di comunicazione social che possono essere di business come il social engagement o Lead generation, successivamente si effettua la social media audit e si analizza la dimensione della social audience online del prodotto in questione.

In che modo? In soccorso agli aspiranti social media manager arrivano degli utilissimi strumenti messi a disposizione dai social network stessi. Tools anche di facile utilizzo che permettono di realizzare e costruire una social media audit perfetta. Ed eccoli qui, sono anche linkati direttamente alla pagina così per agevolare la vostra social media audit:

Facebook audience insight toll

Google keyword planner

Google media planner

Linkedin campain manager

(ma questi li trovate tutti ben scritti nelle slide del professore Bellini).

Siete pronti adesso? Perchè inizia la parte più bella e creativa, quella della social content strategy.

La parte più creativa per intenderci ed è anche quella che personalmente adoro di più. Ma attenzione non può nascere se non dopo aver definito esattamente la brand voice e i canali social più adatti al tipo di comunicazione in analisi (un brand di scarpe non lo socializzerei mai su Twitter, a meno che il brand non abbia creato un installazione in Duomo a Milano e tutti ne parlano come fece H&M nel dicembre del 2014: in questi casi il tweet e d’obbligo).

Solo quando un’azione di guerriglia marketing diventa una news, o nel particolare quando un’azienda deve diffondere informazioni e comunicazioni di tipo sociale, pubblicitario , Twitter  è il canale social pià adeguato. Non a caso il preferito da giornalisti, società di produzione televisiva e politici.

Creare una strategia social per un nuovo format televisivo senza inserire Twitter sarebbe davvero un grave errore. Pensate solo alla puntata del 28 marzo delle Iene? Che non solo ha coinvolto gli spettatori su Twitter ma li ha avvicinati a tematiche molto forti come ricerca sulle malattie ereditarie e non comuni.

Ha generato polemica, attenzione, disaccordo: ha generato conversazione!

Il mondo del ‘fashion’ e tutto il mercato del lusso come anche il settore food, travel è perfetto per essere comunicato su Instagram dove è sempre la foto a vincere. E se dovessimo comunicare una mostra su Instagram? Le foto sono il motore e linfa per generare engagement, coinvolgere e attirare. Soprattutto se nella strategia di comunicazione si pensa proprio a delle installazioni per essere utilizzate come sfondi perfetti per uno scatto da ‘socializzare’. Proprio come ha fatto per ‘Enjoy’ la DART Chiostro del Bramante a Roma e come non sono riusciti a realizzare per la mostra ancora in atto al Mudec di Milano per Frida nonostante il successo di pubblico avuto già nelle prime settimane.

E se dovessimo socializzare il corso Upa che stiamo seguendo proprio su Instagram come o cosa si dovrebbe pubblicare e quando?

Fotografie di lezioni, foto di un gruppo che sta lavorando su un project, foto di un corsista, come Elisabetta o Gaia, che intervengono durante la lezione. Insomma tutto quello che può generare interesse sulle attività di Upa.

E Facebook? Il papà di tutti i social network?

La strategia social madre di tutte le strategie come ha mostrato durante le ore di corso il professore Bellini deve essere assolutamente studiata e analizzata in ogni sua parte e seguendo uno schema ben chiaro.

Analisi degli obiettivi che il cliente vuole realizzare attraverso una strategia di social media marketing e un’audit ben definita con l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione da Facebook come:

  • https://www.facebook.com/business/a/page/page-insights

o a pagamento:

http://www.fanpagekarma.com.

L’audit è la fase più importante per comporre una strategia che proprio come una melodia possa perfettamente non solo comunicare l’immagine di un’azienda ma realizzare gli obiettivi prefissati come maggior engagement o lead generation.

E dopo parte la creatività quella che farà parlare non solo del brand ma anche di chi l’ha pensata.

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